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07 agosto 2014

Gira la chiave


Per molti il punto chiave di un problema sta nel suo riconoscimento: spesso e volentieri guardarsi allo specchio ed identificare e dire ad alta voce dove sta l'inghippo può essere qualcosa di estremamente complesso a causa della forza del proprio Ego personale, il quale in modo (in)conscio tenta di "difenderci", anche se erroneamente. La difficoltà di ammettere a noi stessi che qualcosa non funziona può essere grande, poiché questo ci porta ad essere per così dire nudi ai nostri occhi e agli occhi degli altri. Superato questo step, tutto è in discesa...

Questo è ciò che vale per molte persone. E poi ci sono quelli come me: si svegliano un giorno, si guardano allo specchio, fanno un bell'elenco di ciò che non funziona, ne prendono atto e poi.. e poi inizia la parte tosta. Essere consapevoli dell'ingranaggio rotto non basta alla risoluzione del problema: il riconoscimento è essenziale, è la prima fase attraverso la quale ci approcciamo alla situazione da cambiare, ma ciò che segue è lavoro duro ed olio di gomito. A volte non è per nulla facile, poiché bisogna concentrare le forze per spezzare degli schemi mentali che ci tengono imprigionati in meccanismi di routine e impediscono la nostra evoluzione.

La fatica nel trovare la porta di accesso alla stanza del nostro Io è sicuramente grande, ma dopo aver inserito la chiave nella serratura il passo più importante è sicuramente quello di girarla e scoprire un mondo nuovo nascosto dietro ciò che ci teneva prigionieri.


12 luglio 2014

Evoluzione e cambiamento


"Se il Grande Spirito avesse voluto che noi vivessimo sempre nello stesso posto, avrebbe lasciato fermo il mondo."

(Detto Nativo Americano)


06 luglio 2014

Trova il tuo compito


"Il tuo compito è quello di scoprire il tuo compito
e dedicartici con tutto il cuore."

(Buddha)


18 marzo 2014

Trasformazione


Divenire, cambiamento, adattamento, fluidità. Sono queste le parole che sembrano caratterizzare questo periodo, son parole che in continuazione mi trovo a ripetere quasi come un mantra.

Son parole tutte diverse ma profondamente legate tra loro. Il divenire è ciò che ci porta ad andare avanti nel nostro percorso, è il moto costante della Vita che incede con il suo passo regolare.

04 marzo 2014

L'alternanza delle fasi


Ed eccomi qui, dopo ormai mesi d'assenza a scrivere di nuovo su questo blog. Sono stati tempi un po' difficili, di mutamento, di evoluzione personale, dove è stato necessario affrontare una serie di questioni per potere andare avanti nel percorso. Ma adesso eccomi.

L'alternanza delle fasi nei cicli vitali è estremamente importante, poiché senza una delle due non potremmo neanche concepire l'altra. Esiste il momento di espansione, in cui le energie si muovo velocemente concretizzando ciò che desideriamo; allo stesso modo esiste un momento di contrazione, dove è necessario chiudersi in sé stessi per recuperare le forze e meditare su ciò che si è fatto. Senza contrazione non può esserci espansione, senza espansione non può esserci contrazione.

Questo per noi occidentali è fondamentalmente arduo da comprendere poiché siamo abituati a voler vedere sempre le cose per il verso giusto. Non riusciamo a capire che l'alternanza dello yin con lo yang è ciò che genera vita e che ci mantiene in buona salute. Per la Medicina Tradizionale Cinese, lo squilibrio energetico o la malattia fisica non si manifestano quando si è yin o piuttosto quando si è yang, ma quando non vi è più movimento! Nel momento in cui cristallizziamo la realtà, congelando un nostro stato interiore, creiamo squilibrio.

Ciò serve a comprendere che in fondo le fasi di quiete servono ad ognuno di noi per prepararsi al momento della fioritura. E' vero, lo ammetto.. la mia fase yin questa volta è forse durata anche un po' troppo, ma adesso son tornato in movimento e l'energia torna a scorrere.

Un abbraccio di Luce a tutti voi lettori

Souen

22 novembre 2013

L'energia risiede in ogni cosa


"L'energia Divina dorme nei cristalli, 
sogna nei fiori, 
si sveglia negli animali 
e nell'uomo sa di essere desta" 

Yogananda

07 novembre 2013

Il tutto è più della somma delle parti


"Il tutto è più della somma delle parti" può essere considerata una massima assolutamente rappresentativa di ciò che è la visione olistica dell'essere umano. Si tratta di un approccio che mira ad osservare l'individuo nell'interezza, nella sua totalità, senza scomporlo in frammenti separati e sconnessi tra loro. Possiamo intuire che dietro questa affermazione si cela un profondo senso di intrinseca interconnessione di tutti gli elementi, l'ordito che tiene insieme la trama di una tela.

Possiamo applicarla al funzionamento del corpo fisico, che di solito viene considerato come somma di arti, organi e apparati; ma possiamo anche espanderla all'individuo in quanto essere vivente, interpretato come somma di parte fisica, emozionale, mentale e spirituale. In entrambi i casi ci rendiamo facilmente conto di come sia impossibile riuscire ad intendere una persona come somma di queste diverse componenti. Si tratta di una visione altamente limitante, la quale può spesso portare anche ad errate osservazioni. Siamo abituati ad una visione meccanicistica della realtà, dove due più due può dare solamente quattro. Ma questo tipo di approccio non si adatta alla vita reale, dove il numero di variabili è praticamente illimitato.

L'idea di fondo è quella di riuscire a vivere in generale le cose non a comparti stagni, ma trovare un punto d'unione tra tutte le cose. Nel momento in cui noi riusciamo ad eliminare l'apparente separazione tra le cose, riusciremo a coglierne un nuovo aspetto molto più profondo e intenso. Si tratta di qualcosa di estremamente complesso, e a volte una vita non basta neanche. 

Ma il bello è proprio questo: evolvere e andare sempre avanti.


17 agosto 2013

Una messa Gospel


La settimana scorsa ho avuto l'opportunità di fare una splendida esperienza. Torvandomi negli States non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di assistere ad una messa gospel in una chiesa battista, nel cuore di Harlem, quartiere afro-americano di New York City. Immaginavo che l'esperienza sarebbe stata abbastanza particolare, poichè è a tutti noto il coinvolgimento di queste celebrazioni, ma non credevo che mi avrebbe colpito così tanto.

Si entra in una chiesetta piccola, e gli osservatori vengono fatti accomodare nelle file posteriori. In quelle anteriori, delle signorone di colore con dei cappellini bianchi tutti di forme diverse si sventolano con i foglietti dei canti per ingannare l'attesa. Nei corridoi cominciano ad arrivare altri fedeli, omaccioni, anche loro tutti di colore, rigorosamente con vestito nero o bianco, e altre donnone che cominciando a cantare iniziano a salutare i presenti. La scena è praticamente identica a quelle dei film. Paradossalmente identica.

Dietro l'altare si dispone il coro, formato da uomini e donne di tutte le età. Inutile stare a discutere delle loro impressionanti qualità canore. Arriva il Reverendo, donna, e parte la celebrazione. Sono poche, pochissime le parole non accompagnate dalla musica. Tutto procede scandito dal suono dell'organo. Inizialmente la partecipazione è moderata, qualche parola detta qui e là, e i canti sono abbastanza controllati. Ma ad un certo punto tutto si trasforma d'improvviso: è un'esplosione di energia, la si sente chiaramente, la si può toccare con mano. Le voci aumentano di volume, incalzano, si fanno più vere e sincere; le parole non sono più quelle sterili scritte su un fogliettino di carta, la gente canta col cuore quello che vuole dire a Dio. Tutti iniziano a dialogare con il loro Signore. Tutti. Mentre il Reverendo parla, il coro canta e i fedeli gridano i loro bisogni e soprattutto i loro grazie all'Universo. C'è molta riconoscenza nel loro cuore. Molta gente pian piano inizia a lasciarsi prendere da questa energia che scorre, energia che si crea, inizia ad esprimere sé stessa, a piangere a dirotto per l'amore che gli viene concesso o per la sua sofferenza. La cosa lascia gli spettatori un po' di sasso perchè molta gente non è abituata a percepire l'energia che si muove e le emozioni che vengono liberate.

Tutto continua così per una ventina di minuti, in un misto di canti, pianti, grida di gioia, finchè tutto in modo naturale si asintotizza ad un regolare andamento delle cose.

Quando vengo gentilmente accompagnato fuori, mi rendo conto della pazzesca energia che è stata generata durante quella celebrazione. Le persone erano assolutamente vere, si esprimevano col cuore. Esprimevano direttamente la loro gioia ed il loro dolore, si sentivano parte di Dio e dell'Universo. Di sicuro la prospettiva loro è molto differente dalla mia e da qualla di chi come me segue un percorso per così dire "sciamanico" (lasciatemi passare la parola), ma davvero, credetemi sulla parola, la somiglianza a livello energetico con un cerimoniale classico è a dir poco sconvolgente.

09 agosto 2013

Lunga vita


“Nella casa della lunga vita io cammino,
nella casa della felicità io cammino,

la bellezza è davanti a me io cammino con lei,

la bellezza è sotto di me io cammino con lei,

la bellezza è sopra di me io cammino con lei,

la bellezza è tutto intorno a me io cammino con lei,

nel viaggio della mia vecchiaia io cammino con lei,

e sulla pista selavaggia io cammino con lei”

 

Canto Navaho 

01 agosto 2013

Meraviglia del Mondo


"C'è qualcosa di meraviglioso in ogni creatura del Mondo."

Aristotele

 

29 luglio 2013

Insegnante: sì o no?


E' un po' che me lo tengo dentro, perché ogni volta mi dico che in fondo le esperienze personali sono dettate dalla situazione e dal contesto. Eppure, c'è sempre qualcosa che mi stona in tutto questo discorso. Sembra quasi assurdo, ma ormai con una frequenza sempre più crescente, mi trovo a leggere sui social network, o a discutere con amici o semplicemente a sentir parlare gente, sul fatto che "tanto le cose le impari da te e un insegnante non serve a niente, o quasi".

Partiamo dal concetto di fondo: IO CREDO FERMAMENTE NELL'INSEGNAMENTO. Insegnare significa trasmettere conoscenza, significa tramandare esperienza accumulata per il bene dell'altra persona. Quando qualcuno si mostra disponibile ad insegnarti qualcosa, sta implicitamente consentendoti di rubargli un pezzo di quello che lui ha imparato nel corso del tempo, probabilmente a sue spese. Nel bene o nel male, un insegnante è qualcuno che ti fa un dono in qualunque caso. Anche il peggiore degli insegnanti, ti lascerà sempre qualcosa, anche solo un'esperienza, che però andrà ad arricchire in modo unico e solo il tuo percorso di vita.

Non si tirino in ballo le esperienze negative con gli insegnanti, perché torno a ribadire il concetto, anche in quel caso si è usciti arricchiti dall'esperienza. Ho avuto ed ho diversi insegnanti, e da tutti mi è stato lasciato qualcosa in eredità. Anche un insegnante col quale mi sono trovato pessimamente non mi ha lasciato a mani vuote. Il suo approccio era assolutamente discutibile, il suo modo di fare probabilmente poco compatibile col mio, ma comunque ho ricevuto qualcosa in dono.

C'è da dire poi che nel settore delle discipline energetiche, le quali godono di una maggiore soggettività e flessibilità rispetto alle discipline prettamente scientifiche, spesso si sfrutta in modo errato il concetto di "approccio personale", forzandolo a propria discolpa. Il fatto che non esista una soluzione unica e sempre giusta ad un problema, non ci autorizza in alcun modo a saltare a piè pari quello che è lo studio vero e proprio della disciplina! L'apprendere le basi è a mio parere un requisito fondamentale per potere evolvere ed arrivare ad un approccio personale della tecnica in questione. Apprendere qualcosa richiede anzitutto l'umiltà di riconoscere che non si è ancora in grado di fare quella cosa, e perciò si necessità una guida, una persona che ti indirizzi... un insegnante.

Chiariamo subito, con ciò non intendo dire che l'insegnante o il maestro vada venerato come un Guru. Si tratta di persone umane come tutti gli altri, con pregi e difetti annessi. Ben vengano le divergenze di opinioni, magari anche le discussioni, purché contornate dal rispetto reciproco.

Quindi, se ci viene voglia di sbandierare ai quattro venti che "tanto un insegnante non mi serve", facciamoci un attimo qualche domanda e capiamo quanto ego ci sia di mezzo in questa affermazione. In fondo se il buon vecchio Socrate affermava di non sapere, forse un buon motivo ci sarà pure stato.

Aloha a tutti voi!

21 luglio 2013

Trova il tuo centro



In questi giorni sto seguendo uno dei miei più cari amici in un "percorso" di riconquista del proprio potere personale e mi sta tornando ciclicamente in mente la frase "Trova il tuo Centro dentro di te".

E' una frase relativamente breve, ma che racchiude al suo interno un concetto dall'enorme forza. Spesso ci troviamo in balia delle situazioni esterne che ci trasportano da un lato all'altro, sbattendoci quì e là come fossimo naufraghi in una tempesta. Non riusciamo ad acquistare la giusta direzione e vaghiamo senza meta, esponendoci alle intemperie senza alcuna protezione. 

Quasi sempre la prima reazione è quella di discolparsi da ciò che ci accade, poiché "non siamo noi a controllare gli eventi esterni". Tralasciando il fatto che comunque il pensiero determina in modo incisivo la realtà che ci circonda, il problema non sta affatto in ciò che è fuori, ma in ciò che è dentro

Prima di affrontare ciò che ci circonda dobbiamo risolvere i nostri conflitti interiori e trovare la nostra essenza, il nostro "centro". Se non troviamo il nostro baricentro spirituale non saremo mai in grado di fronteggiare le prove che la vita ci pone davanti. Solo acquistando consapevolezza del qui e dell'ora, nei quali viviamo costantemente, sarà possibile gestire in modo sereno gli eventi esterni e risolvere le problematiche che ci angosciano. 

Come insegna il mio Maestro di spada giapponese, noi siamo nell'anca, lì si trova il nostro centro, il nostro essere. Dobbiamo spostare la nostra consapevolezza esattamente in quel punto per potere entrare in contatto profondo con la nostra dimensione interiore.

Scoprire il proprio centro, significa in qualche modo fare un grande passo verso quello che è il nostro equilibrio psicofisico. E' come mettere un caposaldo alla nostra esistenza quotidiana. E' trovare sé stessi.

La strada è lunga, ed il lavoro non manca mai... ho deciso di adottare questa frase come mantra del momento: "Trova il tuo Centro dentro di te". E' una frase breve, anche facile da ripetere, ma il suo significato è enorme.

Aloha!

22 giugno 2013

Un mondo di pietre tutte da scoprire


Non so a quanti di voi sia mai capitato di osservare il "set" di pietre di un cristalloterapeuta: c'è chi li organizza meticolosamente in scatolette trasparenti suddividendole per tipo e colore (ogni riferimento è puramente casuale...), chi li ripone in cassette degli attrezzi per poterli facilmente trasportare, chi in vetrine da esposizione, chi in cassette di legno, chi li avvolge in panni... tanti metodi, ognuno legato alle proprie necessità e ai propri gusti. Ma una cosa è certa: tante, ma davvero tante tante pietre!

Un po' è l'esigenza di utilizzare cristalli di vario tipo, poiché come ben sappiamo ognuno ha le sue specifiche funzioni e in una seduta occorre essere pronti a spaziare, ma non si tratta solo di questo... diciamolo onestamente ed in tutta sincerità: a noi cristalloterapeuti in fondo in fondo piace anche avere tutte queste pietre, andare alla ricerca di quella un po' più particolare, comprare quella un po' più bella perché anche l'occhio vuole la sua parte. C'è anche una piccola componente di quasi collezionismo, legato magari anche alla voglia di sperimentare "la pietra di cui ho letto ma che non ho mai provato".

Nulla di male in tutto ciò (io sono il primo che insegue tutti cristalli, specialmente quelli un po' più sconosciuti), anzi è bene essere alimentati da una sana curiosità. Il problema è che ogni tanto si tende a dimenticare il vero potere delle pietre. Non per forza dobbiamo utilizzare una zincite, una vanadinite o un'ossidiana arcobaleno per radicarci... a volte è sufficiente un semplice ciottolo che troviamo nel bosco, per quanto "anonimo" possa sembrarci. Cristalloterapia significa entrare in contatto con il regno minerale, e per contatto intendo un qualcosa di profondo. Lavorare con i cristalli significa guardare in una banale pietruzza e vedere dentro la stessa luminosità che si può trovare in un quarzo.

Piccolo consiglio, per neofiti e per esperti: facciamo una bella passeggiata in campagna e senza pensare troppo prendiamo da terra una pietra. Puliamola fisicamente ed energeticamente ed inseriamola nel nostro set da lavoro. Sono fermamente convinto che resterete stupiti dai risultati che vi darà durante le vostre sedute di cristalloterapia. 

Aloha a tutti!

Souen  

20 giugno 2013

Fai sempre del tuo meglio


C'era una volta un uomo che voleva trascendere la sofferenza, così andò in un tempio buddista per cercare un maestro che lo aiutasse. Appena lo trovò gli chiese: "Maestro, se medito quattro ore al giorno, quanto tempo impiegherò a trascendere le mie sofferenze?"

Il maestro lo guardò e disse: "Se mediti quattro ore al giorno, forse ci metterai dieci anni".

Pensando che poteva fare di meglio, l'uomo allora disse: "Maestro, e se medito otto ore al giorno, quanto tempo impiegherò a trascendere?"

Il maestro lo guardò e disse: "Se mediti otto ore al giorno, forse ti ci vorranno vent'anni".

"Ma come mai, se medito di più ci metterò più tempo?", chiese l'uomo.

Il maestro rispose: "Non sei qui per sacrificare la tua gioia o la tua vita. Seui qui per vivere, per essere felice e amare. Se il meglio che puoi fare sono due ore di meditazione e invece ti sforzi di meditare otto ore, ti stancherai, non capirai il senso di ciò che stai facendo, non ti godrai la vita. Fai del tuo meglio e forse scoprirai che indipendentemente da quanto mediti, puoi vivere, amare ed essere felice".

("Il libro dei Quattro Accordi", Don Miguel Ruiz - Ed. Il punto d'incontro)     


24 maggio 2013

Cristalli "brutti", sì io li uso!


Oggi si va dritti al sodo, senza tergiversare e senza indorare la pillola: non esistono cristalli brutti! :)

Ho notato che molte persone che si avvicinano alla cristalloterapia (o che magari la praticano anche da parecchio tempo) tendono sempre e solo ad acquistare pietre "belle", molto perfette, pure, senza scalfiture e segni di usura di alcun genere... roba da esposizione direi. Finisce allora sempre che nei negozi di cristalli si accumulino in una scatola "le pietre che nessuno vuole", perché imperfette, o scalfite, magari dal colore non proprio vivo o dalle inclusioni poco visibili.. 

La domanda che pongo è: ma quale sarebbe il problema di queste pietre? A livello energetico ogni cristallo lavora eccellentemente a prescindere dalla sua bellezza esteriore. E' davvero un peccato scartare dalla nostra scelta dei cristalli solo perché meno attraenti esteticamente.

Quando ho cominciato a studiare cristalloterapia ero totalmente sprovvisto di pietre (avevo solo un occhio di tigre comprato per caso) e chiaramente cominciava a farsi viva la necessita di compormi un set di base. Come molti di voi sapranno, il set di un cristalloterapeuta è tutt'altro che piccolo a livello numerico, e così, anche per fare un po' di economia, ho cominciato ad acquistare e a racimolare questi famosi cristalli "brutti": pietre piccole come un'unghia, pietre spezzate o rovinate, pietre dal colore non vivo e caratteristico.

Più di una volta la mia insegnante mi ha detto: "Sai, mi è rimasto in negozio questo cristalluccio piccolo che nessuno vuole perché non è brillante.. prendilo pure tu e fallo lavorare". 

Proprio questi cristalli, quelli che nessuno voleva perché troppo piccoli o troppo poco belli, hanno svolto un eccellente lavoro energetico in tutte le sedute che ho fatto fino ad ora. Si sono sempre rivelati cristalli dal grande potenziale energetico e anche adesso che il mio set comprende parecchi esemplari, continuo ad utilizzarli con enorme piacere.

Ora, non voglio mica dire che i cristalli belli siano da buttare! Cioè, fa sempre piacere comprarsi un larimar a cabochon lucidato dai motivi che ti lasciano senza fiato (ogni riferimento al mio larimar è chiaramente puramente casuale...), ma sarebbe bello imparare ad apprezzare un cristallo a prescindere dalla sua bellezza esteriore.

23 maggio 2013

Alberi

Gli alberi sono liriche che 
la terra scrive sul cielo.

(Kahlil Gibran, Sabbia e spuma, 1926)

15 maggio 2013

20mila visite: thank you!

20 mila visite appena registrate, giusto qualche minuto fa.
20 mila grazie a tutti per il supporto!

E chi l'avrebbe mai detto che saremmo arrivati anche qui... quasi quasi due anni fa non volevo neanche aprirlo un blog :D


Tanto per rimanere in tema, vi offro simbolicamente questa splendida hiddenite, pietra della gratitudine, per esprimervi il mio grazie.

Urpichay a tutti voi!

08 maggio 2013

In viaggio verso la consapevolezza


Ormai da qualche tempo ho iniziato la mia attività come cristalloterapeuta ed ho avuto modo, nel corso di svariate sedute, di entrare in contatto con diverse persone, ognuna con la propria storia sulle spalle.

Ho notato che spesso molti si rivolgono alle discipline olistiche con la convinzione che "la pillola magica" farà il lavoro al posto loro e che, pochi minuti dopo la seduta, riusciranno a vedere tutto rosa e fiori risolvendo automaticamente ogni tipo di problema. Nulla di più lontano dalla realtà.
Per risolvere un problema è assolutamente necessario affrontare le situazioni e le pendenze che abbiamo nei nostri confronti e nei confronti degli altri. 
Per sbloccare la propria situazione personale è necessario mettersi in gioco in prima persona e affrontare faccia a faccia i nostri problemi. Solo in questo modo si potrà trarre un reale beneficio dalle discipline olistiche, sfruttando tutto il potenziale che ci viene offerto. Ma ricordiamo sempre prima di ogni cosa: noi siamo i responsabili della nostra guarigione.

Molto spesso a metà di un ciclo di trattamenti, parlando con l'interessato vengo a sapere che c'è stato un acuimento del disagio che si stava trattando: si tratta di un classico segnale che ci indica che per superare i nostri disagi dobbiamo semplicemente affrontarli e solo così riusciremo a riacquistare il nostro meritato benessere psicofisico. Se non affronteremo quell'ostacolo, prima o poi torneremo ancora a sbatterci la faccia. Non esiste un'altra possibilità. Dobbiamo sempre tenere a mente che la nostra guarigione spirituale è direttamente connessa alla voglia e alla disponibilità che abbiamo di metterci in gioco. A volte la strada verso la serenità è in piano e senza ostacoli, ma altre volte per raggiungere l'obiettivo può essere necessario un sano e salutare pianto... e non dobbiamo lasciarci spaventare da ciò! Ben vengano le lacrime che portano purificazione! 

E' una sorta di viaggio quello che si intraprende, un viaggio verso la consapevolezza personale, la piena coscienza di ciò che siamo, e nessun altro può percorrere la strada al posto nostro. Secondo la filosofia taoista, per poter trasformare uno stato d'animo è per prima cosa necessario riconoscerlo ed accettarlo. Per poter illuminare le nostre parti in ombra è innanzitutto necessario riconoscerle e  solo a quel punto è possibile dissiparle. Non si tratta di un qualcosa di semplice, mi sembra ovvio, ma posso garantirvi dalla mia piccola personale esperienza che ogni singolo istante speso per conquistare una maggiore consapevolezza di noi stessi vale molto più di tutte le "pillole magiche" che potremmo mai desiderare.

    

03 maggio 2013

Osho: cosa fare con la paura?


COSA FARE CON LA PAURA?
Osho, non ne posso più di continuare a farmi guidare dalla paura. Si può arrivare a dominarla o a ucciderla? E come?

OSHO:
Non può essere uccisa, non può essere dominata, può solo essere compresa. La parola chiave qui è comprensione. Solo il comprenderla – null’altro – può creare una trasformazione.

Se cerchi di dominare la paura, essa rimarrà là, semplicemente repressa, magari a una profondità tale da renderla completamente inconscia.

A quel punto non ne sarai mai più consapevole, eppure lei continuerà a vivere laggiù – in cantina – e continuerà a influenzarti. Potrà dirigerti e manipolarti, ma in modo così indiretto che non ne sarai consapevole. Il pericolo, allora, sarà più intenso: non sarai nemmeno in grado di scorgerlo.

Perciò non si tratta di dominare la paura, o di ucciderla. Ucciderla non è possibile, perché essa contiene una certa quantità di energia, e l’energia non può essere distrutta.

Hai mai notato com’è grande l’energia che hai quando hai paura? E la stessa cosa accade con la rabbia; entrambi sono aspetti dello stesso fenomeno.

La rabbia è aggressiva mentre la paura è non-aggressiva. La paura è lo stato negativo della rabbia; la rabbia è lo stato positivo della paura. Hai mai osservato come diventi forte e potente quando sei arrabbiato – quanta energia hai?

Oppure, quando hai paura, corri così veloce da far invidia persino a un olimpionico. La paura crea energia: la paura è energia, e l’energia non può essere distrutta.

Nemmeno un briciolo di energia può essere rimossa dall’esistenza. Devi continuare a ricordartelo, perché altrimenti finisci col fare qualcosa di sbagliato. Non puoi distruggere nulla, tutto ciò che puoi fare è cambiarne la forma.

Non puoi distruggere una goccia d’acqua: puoi trasformarla in ghiaccio, puoi farla evaporare, ma continuerà a esistere. Da qualche parte rimarrà, perché non può essere eliminata dall’esistenza.

Allo stesso modo non puoi distruggere la paura. E nel corso dei secoli la gente ha cercato di fare proprio questo: eliminare la paura, eliminare la rabbia, eliminare il sesso, eliminare l’avidità – eliminare questo e quello.

Tutti ci hanno provato, senza sosta, e qual è il risultato? L’uomo è nel caos. Nulla in realtà è stato eliminato, è ancora tutto lì: è nata solo una gran confusione. Non occorre eliminare nulla, perché comunque nulla può essere distrutto. E allora cosa si può fare?

La paura va compresa. Che cos’è? Come nasce? Da dove proviene? Cosa ti sta dicendo? Osservala – senza alcun giudizio – solo allora sarai in grado di comprendere.

Che cos’è la paura? Per prima cosa, la paura è sempre collegata a un desiderio. Vuoi diventare famoso, l’uomo più famoso del mondo: c’è paura. E se non ci riuscissi? Nasce la paura.

La paura sorge come sottoprodotto del desiderio – per esempio se vuoi diventare l’uomo più ricco del mondo. E se non ce la facessi? Inizi a tremare; nasce la paura. Hai una donna… e hai paura, perché domani potresti non possederla più, potrebbe andarsene con un altro.

È viva, può lasciarti. Solo una donna morta non ti lascerà, e invece lei è ancora viva. In realtà puoi possedere solo un cadavere, in quel caso non ci sarà alcuna paura, il cadavere starà lì per sempre. Puoi possedere dei mobili… non ci sarà alcuna paura.

Ma se cerchi di possedere un essere umano, nasce la paura. Chi lo sa? Ieri lei non c’era, oggi è tua ma domani chissà, potrebbe appartenere a qualcun altro. Ecco la paura. La paura nasce dal desiderio di possesso, è un sottoprodotto. Vuoi possedere, ed ecco la paura.

Se non volessi possedere nulla, non ci sarebbe alcuna paura. Se non avessi il desiderio di essere questo o quello nel futuro, la paura non esisterebbe.

Se non volessi andare in paradiso, non nascerebbe alcuna paura: il prete non potrebbe spaventarti. Se non vuoi andare da nessuna parte, nessuno può farti paura.

Se inizi a vivere nel momento, la paura svanisce. La paura passa attraverso il desiderio. Fondamentalmente, è il desiderio a creare la paura. Osserva. Quando hai paura, guarda da dove proviene, qual è il desiderio che la sta provocando, e poi vedi come è futile.

La paura nasce sempre da qualcosa d’altro. Dovrai osservare queste altre cose, e l’atto stesso dell’osservare comincerà a cambiarle.

Quindi non chiedere come si fa a dominarla o a ucciderla. Non deve essere dominata, non deve essere uccisa. Non può essere dominata e non può essere uccisa.

Può solo essere compresa. Lasciati guidare unicamente da questa comprensione.


("Il Sutra del Cuore", Osho)